Bukowski e i cavalli

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E’ un campo di battaglia e può capitarti d’impazzire sotto le granate. Ho visto un amico mio, giorni fa, con gli occhi fuori dalle orbite, sbasito. Era sul tardi e i risultati erano stati più o meno prevedibili, ma a quanto pare lui era andato sotto e poi aveva puntato troppo forte per cercar di tornare a galla. Mi passò davanti, completamente svanito. Lo guardai. Andò dritto al gabinetto delle donne. Lo accolsero a gran strilli e uscì fuori di corsa di là. Era quel che gli ci voleva. Difatti si riprese e, alla prossima corsa, beccò un buon vincente. Ma non consiglio questo sistema a tutti quelli che sono in perdita.
 
All’ippodromo è pieno di pazzi. Certi arrivano appena aprono i cancelli. Poi si sdraiano sulle tribune, o su qualche panchina, e dormono per tutta la durata delle gare. Mai che guardino una corsa. Poi si alzano e tornano a casa. Certi altri s’aggirano quà e là, vagamente consapevoli del fatto che lì fanno delle corse di cavalli. Vanno a prendere un caffè, e si guardano intorno come tramortiti, disseccati, senza vita. O sennò ne vedi uno, tante volte, in piedi in un cantuccio, che s’abbuffa un panino alla salsiccia, con la bocca piena, che a momenti si strozza, tutto contento nonostante tutto.
 
Una volta ho visto una signora saltare come una matta sulle gradinate e urlare, e strillare, perchè aveva beccato un vincente, divina come un succo di pompelmo ghiacciato alla vodka!
 
E’ dopo una giornata nera alle corse che ti rendi conto che non ce la farai mai, torni a casa coi calzini puzzolenti e qualche dollaro spiegazzato nel portafogli e capisci che il miracolo non avverrà mai e, quel ch’è peggio, ripensi alla scommessa sballata che hai fatto, sul numero 11 dell’ultima corsa, pur sapendo che non avrebbe vinto, la puntata più fessa che potevi fare, 9 a 2, ma l’hai fatta lo stesso, dimenticando tutto quello che avevi appreso in anni e anni, sei andato allo sportello delle giocate da dieci e hai detto: “due volte l’undici!” e l’ometto canuto della ricevitoria t’ha chiesto conferma “l’undici?” chiede sempre due volte quando fai la puntata balorda, non lo saprà, chi vince, ma lo sa quando è proprio sballata, la scommessa. E ti dà la più malinconica delle occhiate e incassa i venti dollari. Tu vai là e assisti allo spettacolo di quel brocco che arriva buon ultimo, in coda tutto il tempo, e neanche ci mette un pò d’impegno, no, niente, batte la fiacca dal principio alla fine, mentre a te ti martella un pensiero: “cazzosanto, ho da essere matto”.
 
Ippodromi e osterie e galere e puttane: sono queste le università della vita. Io ho preso parecchie lauree. Chiamatemi dottore!
 
Accavallò le gambe e si tirò un po’ su la gonna. Si può andare in paradiso anche prima di morire.
 
Mai scommettere su un cavallo che caca mentre si avvicina alle gabbie di partenza.
 
(la gente dell’ippodromo) Disperati, arrabbiati, preoccupati, ingannati, fregati, scannati, inculati, ma pronti a ricascarci se rimediavano i soldi.
 
Lo scommettitore è un misto di estrema presunzione, pazzia e avidità.
 
Io di solito cerco il cavallo sconosciuto che potrebbe battere il favorito. Se scopro che non c’è nessuna possibilità che qualcuno batta il favorito, punto sul favorito.
 
Le corse di cavalli mi fan capire dove sono forte e dove sono debole, sanno dirmi come mi sento quel giorno e come noi mutiamo e tutto muta, tutto il tempo, e quanto poco ne sappiamo di questo.
 
Non voglio molto ma non riesco ad avere nemmeno il poco che voglio. Cazzi acidi, come si suol dire, questa è l’America.
 
Un uomo capace di fregare i cavalli sarà in grado di fare quasi tutto ciò che si prefigge. Occorre forza di carattere, occorre intendersene, occorre distacco.
 
Tante volte io penso alla folla come a una massa di ipnotizzati, una folla che non sa dove altro andare. E, finita la riunione di corse, salgono sulle automobili scassate, tornano a casa e, nelle loro stanze solitarie, si siedono a guardare le pareti.
 
A volte ho la sensazione di essere solo al mondo. Altre volte lo so di sicuro.
 
Avevano messo migliaia e migliaia di dollari su Red Window nel giro di pochi minuti, pochi secondi. Doveva essere buono per forza, o se no il mondo intero era pazzo. C’erano in gioco famiglie intere, vite umane. Tutto era stato messo in gioco su quel cavallo.
 
Hemingway, lui aveva i suoi tori. A me datemi solo un cavallo. Per me è la prima cosa.
 
Quello che m’importa è andare a piedi fino all’angolo e comprare il giornale e leggere di uno stupro avvenuto in strada o di una rapina in banca e magari andare a fare colazione da qualche parte e bere una birra e andare in giro e guardare un cane o guardarmi sotto le ascelle. Non mi interessano i grandi problemi.
 
“Qual è il consiglio che darebbe ai giovani scrittori?”
“Gli consiglierei di bere, scopare e fumare un mucchio di sigarette”
“E a quelli più anziani?”
“Se sono ancora al mondo non hanno bisogno di consigli!”
 
A momenti mi sono scordato come si chiava. Ma dicono che è come andare in bicicletta; non si disimpara mai. Però è meglio che andare in bicicletta.
 
Mi sentivo bene. Tutti quanti ci sentivamo bene, L’America è un gran posto quando stai vincendo.
 
Appena uscito di galera per ubriachezza devi metterti a bere perchè è proprio in momenti come quelli che hai più bisogno di un buon bicchiere.
 
La recessione è quando tua moglie scappa via con un altro. La depressione invece è quando un altro te la riporta a casa.
 
Bukowski non sa vestire, Bukowski non sa parlare, Bukowski ha paura delle donne, Bukowski ha lo stomaco in cattivo arnese, Bukowski è pieno di terrori, odia i vocabolari, le monache, le monete, gli autobus, le chiese, le panchine del parco, i ragni, le mosche, le pulci, i depravati; Bukowski non ha fatto la guerra. Bukowski è vecchio, Bukowski non fa volare un aquilone da 45 anni; se Bukowski fosse una scimmia lo caccerebbero via dalla tribù …
 
Seppellitemi vicino all’ippodromo così che possa sentire l’ebbrezza della volata finale.
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